Ascolto, lettura, parlato, scrittura (Sprachhandlungen).
Cfr. PS21
Parte variabile del discorso (per genere e numero) che modifica il nome o un’altra parte della frase con cui ha un rapporto di dipendenza sintattica. L’aggettivo qualificativo specifica una qualità del nome (bello, grande); l’aggettivo determinativo – che, usato da solo, ha valore di pronome – specifica l’appartenenza dell’entità indicata dal nome (mio), la posizione rispetto a chi parla o ascolta (questo/quello), la quantità (due) ecc.
Elemento necessario per saturare la valenza del verbo. Un argomento può essere: a) un sintagma nominale; b) un sintagma preposizionale; c) un sintagma avverbiale; d) una struttura frasale. Un argomento può essere diretto (soggetto, oggetto diretto) o indiretto (oggetto indiretto e argomento preposizionale).
Grammatica valenziale
Parte variabile del discorso che definisce il nome con cui si accorda; esprime (in)determinatezza (un/il), numero (lo/gli) e genere (il/la).
Parte invariabile del discorso che ha la funzione di modificare, graduare, specificare un elemento della frase (verbo, aggettivo, avverbio) o l’intera frase. Dal punto di vista formale si distinguono avverbi derivati (in -mente) e lessicali (per es. bene, qui, mai, persino).
Verbo che necessita di due argomenti.
Es. Mario pulisce il tavolo; Lucia va a casa.
Grammatica valenziale
Elemento che non fa parte del nucleo della frase ma si lega direttamente ai costituenti del nucleo per specificarli e arricchirli. Completa un sintagma. Non è necessario alla completezza della frase e non può essere spostato liberamente entro la la stessa.
Grammatica valenziale
Elemento invariabile del discorso che collega sintatticamente due o più parole, sintagmi o frasi. Si distinguono congiunzioni coordinanti (es. e, o, ma...) e congiunzioni subordinanti (es. che, perché, mentre, nonostante…).
Elemento invariabile (es. congiunzioni, avverbi, locuzioni) che collega parti di un testo, spiegandone i legami logici.
Unione di due parole, sintagmi o frasi gerarchicamente sullo stesso piano. Si realizza con le congiunzioni e, o, ma.
Parte finale di una parola variabile portatrice di tratti grammaticali: apposta a una radice nominale/aggettivale, ne indica il genere e/o il numero; apposta a una radice verbale, ne indica la persona, il numero, il modo e il tempo ed eventualmente il genere (es. al passato prossimo).
Categoria che esprime il tipo di relazione tra verbo e soggetto. In italiano, la diatesi può avere tre valori: attivo, passivo e riflessivo.
Sequenza di parole legata a un preciso contesto comunicativo e comprensibile solo all’interno dello stesso (es. “Qui?” o “Guarda che ti cade in testa!”). Si differenzia dalla frase in quanto quest’ultima è sintatticamente completa e indipendente dal contesto comunicativo. Parliamo di frase quando studiamo il funzionamento della lingua; parliamo di enunciato quando analizziamo la realizzazione di un testo nel suo contesto comunicativo.
Elemento della frase che si affianca al nucleo, non collegandosi a esso con specifici legami sintattici. Può essere spostato piuttosto liberamente entro la frase. Es. Siamo andati dal dentista il mese scorso. Il mese scorso siamo andati dal dentista.
Grammatica valenziale
Combinazione di parole di senso compiuto, costruita secondo le regole specifiche della sintassi e composta di unità inferiori (sintagmi). Non ha bisogno di essere contestualizzata per essere capita. Una non-frase, per contro, è una sequenza di parole in cui manca il verbo o un altro elemento indispensabile alla compiutezza o in cui l’ordine non rispetta le regole della lingua (“L’aquila un libro” e “Libro l’aquila un” sono delle non-frasi, mentre “L’aquila scrive un libro” è una frase fantasiosa ma corretta e completa).
Parte invariabile del discorso che ha valore di frase ed è usata per esprimere un’emozione, per formulare un saluto, un richiamo ecc. Vi sono interiezioni proprie (oh!, ehi!, toh!, beh, eh?, ö!) e improprie, derivate da aggettivi, verbi o avverbi, che svolgono funzione conativa (zitto!, fuori!, coraggio!), fàtica (pronto?) o rappresentano formule di saluto (ciao, buonasera, salve).
Relazione che sussiste tra espressione generica (iperonimo, es. mobile) ed espressioni specifiche (iponimi, es. tavolo, sedia, armadio).
Lessico
Abilità che corrisponde alla capacità di mettere in atto le operazioni necessarie a ricostruire il significato di ciò che si legge. Essa coinvolge processi e strategie che si acquisiscono e si perfezionano durante tutta la vita.
Lettura e comprensione
Parte della linguistica che studia forma e struttura delle parole, classificate in gruppi e sottogruppi (categorie lessicali), e analizza i processi che intervengono nella loro formazione e trasformazione.
Verbo che necessita di un solo argomento (soggetto).
Es. io dormo.
Grammatica valenziale
Parte del discorso variabile per genere e numero, che ha la funzione di designare entità, eventi, concetti. È per lo più introdotto da un determinante che concorda in genere e numero con il nome. Si distinguono varie categorie di nomi: concreti e astratti (bilancia/giustizia); di massa, numerabili e collettivi (farina/zaino/gregge); propri e comuni; di base, derivati, composti, polirematici. È la testa di un sintagma nominale.
Parte della frase costituita dal verbo e dai suoi argomenti.
Grammatica valenziale
Classe di parole che condivide proprietà semantiche, morfologiche e sintattiche. Formalmente si distinguono parti del discorso variabili (verbo, nome, aggettivo, pronome, articolo) e invariabili (avverbio, congiunzione, preposizione, esclamazione/interiezione).
Sequenza fissa di parole che, per significato e funzione, equivale a una qualsiasi parte del discorso, per es. ferro da stiro (nome) o a chilometro zero (locuzione in funzione aggettivale).
Lessico
Sintagma verbale costituito da un verbo copulativo e da elementi nominali, aggettivali o preposizionali che si riferiscono al soggetto. Nella sua forma tipica è composto dal verbo essere seguito da un sintagma nominale o aggettivale (es. Lucia è insegnante; Lucia è felice).
Sintagma verbale composto da un verbo predicativo e dai suoi argomenti, eccetto il soggetto.
Parte invariabile del discorso che ha la funzione di mettere in relazione tra loro i costituenti sintattici della frase. È la testa di un sintagma preposizionale e definisce le relazioni che questo intrattiene con gli altri sintagmi della frase.
Parte variabile del discorso (per genere, numero e in parte caso) che sostituisce il costituente di una frase. I pronomi si classificano in: personali (io), possessivi (mio), dimostrativi (questo), indefiniti (nessuno), interrogativi (dove), relativi (che).
Parte di parola portatrice di significato; è invariabile. A essa si aggiunge la desinenza.
Traducibile in italiano come l’insieme delle competenze legate alla comprensione e all’utilizzo dei testi; comprende il concetto fondamentale di “alfabetizzazione”.
Cfr. OECD PISA (2019)
Comprensione testuale
Sequenza di parole che si comportano come unità sintattica (costituente). Svolge nella frase una funzione dal punto di vista sintattico (es. soggetto) e, formalmente, rispetta regole di concordanza (es. tra nome e aggettivo). È formata da almeno una parola (testa) ed eventualmente da altri elementi in funzione di specificatori o modificatori (circostanti) della testa. Tipi di sintagmi (a seconda della testa): a) SN – sintagma nominale; b) SV – sintagma verbale; c) SP – sintagma preposizionale; d) SAgg – sintagma aggettivale; e) SAvv – sintagma avverbiale.
Grammatica valenziale
Parte della linguistica che studia le relazioni entro frasi e sintagmi.
Unione di due frasi all'interno di un periodo, una delle quali risulta dipendente dall’altra. Si realizza con le congiunzioni subordinanti che, perché, mentre, nonostante…
Un costrutto transitivo regge un oggetto diretto e ammette la costruzione passiva.
Un costrutto intransitivo non regge un oggetto diretto e non ammette la costruzione passiva.
Verbo che necessita di tre argomenti.
Es. Maria regala un libro a Lucia.
Grammatica valenziale
Proprietà del verbo di richiamare elementi necessari con i quali costituisce una frase (ridotta al minimo, ma di senso compiuto). Sulla base della valenza, ossia del numero di argomenti che necessitano per essere saturati, i verbi si dividono in
a) zerovalenti (piovere);
b) monovalenti (crescere);
c) bivalenti (comprare, aiutare);
d) trivalenti (regalare);
e) tetravalenti (tradurre).
Grammatica valenziale
Parte variabile del discorso, dotata di ampia flessibilità di forme, con le quali esprime tempo, modo, aspetto, diatesi, persona, numero e a volte genere. Nella grammatica valenziale è il motore della frase, che determina il numero di “attori” (argomenti) coinvolti nella scena espressa dalla frase.
Verbo che non necessita di argomenti.
Es. piove, grandina, tuona.
Grammatica valenziale
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